ARCHITETTURA ECOSOSTENIBILE – DURABILITA’ DEL LEGNO?

ARCHITETTURA ECOSOSTENIBILE – DURABILITA’ DEL LEGNO?

Green Building - life time for wood

ARCHITETTURA ECOSOSTENIBILE – DURABILITA’ DEL LEGNO?

Malgrado la recente e incoraggiante riscoperta delle qualità del legno da parte di molti progettisti, in Italia il termine “legno in edilizia” significa TETTI (quando va bene), PARAPETTI PER BALCONI, PORTICI O CAPANNI AD USO AGRICOLO. D’accordo, dirà qualcuno, ci sono anche quei bellissimi parquet lucidati dove puoi specchiarti e quei rivestimenti che costano un occhio della testa ma che fanno così tendenza, ma qui finisce la storia. Ciò si deve a tutta una serie di riserve culturali, o meglio, di antichi pregiudizi e timori ingiustificati che portano a diffidare di quello che in realtà è il materiale, anzi la materia per eccellenza. Pochi lo sanno, ma originariamente la parola latina materia significava infatti “legname da costruzione”, e non è affatto un caso se ancora oggi legno si traduca nel termine spagnolo madera e nel portoghese madeira. Uno dei pregiudizi principali che gravano sulle costruzioni in legno riguarda la durabilità (intesa come la capacità di conservare le proprie caratteristiche di resistenza nel tempo), poiché considerate precarie e facilmente deperibili nel tempo, malgrado tale credenza sia del tutto infondata. Innanzitutto la durabilità non è affatto un concetto banale come sembrerebbe e ciò perché si costituisce di due differenti tipi: la durabilità naturale e la durabilità effettiva.

La durabilità naturale di un legno è quel fattore che dipende fondamentalmente dalla sua essenza (i legni duri sono più durevoli di quelli dolci), e varia anche in relazione al taglio preso in esame: solitamente è maggiore nel durame(strato più interno, denso e compatto che negli alberi maturi costituisce la maggior parte del volume del fusto) rispetto all’alburno (più esterno, di recente formazione e ricco di sostanze di riserva – principalmente amido – pertanto più facilmente attaccabile dagli organismi xilofagi). La maggior resistenza al biodegradamento del durame è attribuita principalmente ad alcuni estrattivi (composti organici di tipo fenolico come ad es. i tannini), ed è sempre utile ricordare che tale durabilità, essendo la Natura mai del tutto prevedibile, può variare anche nell’ambito di una stessa specie.

La durabilità effettiva di un manufatto dipende non solo dalla durabilità naturale dei suoi materiali, in questo caso delle specie legnose, ma anche dalla zona climatica, dalla sua classe d’uso e soprattutto dal progetto e dalla messa in opera a regola d’arte che devono essere tali da impedire fenomeni deleteri e pericolosi quali la condensa. Il legno infatti non marcisce per umidità, ma per condensa: risulta quindi importante la posa di materiali traspiranti che consentano il passaggio del vapore, scongiurando così il rischio di proliferazione di agenti patogeni quali funghi e muffe. Un esempio classico è quello delle case a pannelli prefabbricati in legno, dove tutti questi problemi tecnici sono già risolti in fase di progettazione, con conseguente posa in opera molto più facile.

Sta di fatto che nella maggior parte dei casi, contrariamente al pregiudizio diffuso, il legno è un materiale estremamente durevole. Alcuni esempi? Mobili con intarsi di notevole pregio artistico ritrovati nelle tombe dei Faraoni si sono conservati perfettamente per oltre 4000 anni, e ancora oggi il Giappone vanta ammirevoli architetture in legno perfettamente integre dopo 1300 anni di servizio. Nel clima ancor più rigido e severo della Norvegia, esistono numerosi esempi di meravigliose chiese interamente in legno (Stavkirker) costruite all’incirca 800 anni fa dai migliori carpentieri che siano mai esistiti, i vichinghi, e conservatesi fino ad oggi.

Ing. Luigi Sica – ZED PROGETTI srl