Lo stile Coppedè – Il Palazzo Zuccarino-Cerruti in Via XX Settembre N. 23 a Genova
Coppedè Style - "Palazzo Zuccarino-Cerruti" in Via XX Settembre N. 23 in Genoa - Italy
- 16 Lug 2025
Il fabbricato rientra nell’ambito del processo di totale rinnovamento del tessuto urbano, a Genova e con la trasformazione delle antiche Via Giulia e Via della Consolazione nell’attuale Via XX Settembre tra l’ultimo decennio dell’Ottocento ed il primo del Novecento, gestita dall’Ing. Cesare Gamba. Una strada che diverrà, in breve, l’asse attorno a cui si sposterà il nuovo centro della città, abbandonando il nucleo più antico per attestarsi in un’area sino ad allora marginale ma ormai in posizione baricentrica rispetto alle nuove espansioni di levante e sulle colline.

Organizzazione dei lotti di intervento su Via XX Settembre – Vedi riferimenti Fonti
L ‘area (28bis in figura), è una delle ultime edificate nella strada, richiedendo l’esproprio al di fuori del piano di alcune case preesistenti e lo spostamento dell’ imbocco di via San Vincenzo su Via XX Settembre.
Per finanziare l’esproprio il Comune stipulò il 13 ottobre 1908 un accordo con la banca “Fratelli Cerruti di Aless.” (costituita nel 1906 e che operò con investimenti nel settore edilizio ma anche marittimo-armatoriale). Con tale accordo il Comune si obbligava ad espropriare entro nove mesi le costruzioni esistenti con il concorso della ditta per una cifra di 535 .000 lire.
L’edificazione, affidata all’ impresa G. Zuccarino, si appoggiò ad un progetto redatto dall’architetto Gino Coppedè e dall’ingegnere Giuseppe Predasso.
Nell’impostazione progettuale originaria, Coppedè si attiene alle formule neomanieristiche-baroccheggianti più ampiamente sperimentate nel Palazzo Zuccarino e nell’Hotel Miramare. Ma, in tale caso, Coppedè calca ancora la mano sulle decorazioni esterne, accentuando il carattere rustico del bugnato, rendendo più marcati i contrasti chiaroscurali in un frastagliato, monumentale, geometrizzante e diacritico florilegio di rientranze, aggetti, arconi, poggioli, lesene totemiche che stringono colonne capitellate, protomi, tondelli, fregi e due sfingi a mezzobusto che sorreggono l’architrave del portale.

Progetto originario – Vedi riferimenti Fonti
La licenza edilizia (N. 129) venne richiesta il 30 marzo 1909, il primo aprile l’Ufficio d’igiene diede parere favorevole a condizione che la costruzione fosse corrispondente al Piano del Cavalletto (approvato il 24 luglio 1905) e dotata di lavatoio e cisterna comune.
L’edificio è composto da cinque piani più il terreno ed un alto piano mansardato. In termini di distribuzione planivolumetrica di impianto ci troviamo, in tale caso, di fronte ad un lotto di forma molto peculiare, definita dalla piazza poligonale sotto il ponte Monumentale, dalla Via San Vincenzo e dall’adiacente area 28. La pianta viene risolta mediante l’introduzione di due cortili interni mentre al piano terra l’articolazione della pianta si ripartisce in uno svuotamento degli spazi, destinati a servizi commerciali. In alzato le piante pur nella loro atipicità – determinata dalla particolare morfologia dell’area edificabile – sono articolate secondo sistemi distributivi ormai consueti: tre appartamenti per piano (uno, più piccolo, relegato sul retro), due scale interne, vani di soggiorno e camere disposti lungo il corridoio di disimpegno sulla facciata, vani di servizio nella parte posteriore e sul cortile aperto. La conformazione planimetrica, presentando numerosi flessi, dà luogo ad abitazioni caratterizzate da vani di distribuzione e forma assai irregolare. Gli appartamenti affacciati sulla piazza, di sette vani e servizi (cucina, dispensa, latrina e bagno), presentano ambienti più ampi e regolari , quelli su via San Vincenzo e sul cortile interno, rispettivamente di cinque (con cucina e latrina) e tre stanze (con cucina, dispensa, latrina e bagno), sono caratterizzati da vani di piccole dimensioni e distribuzione assai contorta.

Progetto originario – Vedi riferimenti Fonti
Il 5 aprile venne approvato il decreto con le ulteriori condizioni che la mansarda avesse la stessa sagoma sia sul fronte che sui lati e la decorazione fosse realizzata con «maggiore parsimonia ed equilibrio», soprattutto nel portale d’ingresso. Qualche problema presentava anche il cortile aperto sul retro della casa, ritenuto non soddisfacente. Il nodo centrale, tuttavia, rimane quello della decorazione. Pertanto, al momento della realizzazione, Coppedè è costretto a mutare le soluzioni decorative, conferendo un tono più pacato, contenuto, lineare, liscio nelle superfici cementizie appena riquadrate. Gli elementi di maggiore spicco restano i marcapiani ed il cornicione fortemente aggettante.

Particolare cornicione

Particolare cornicione
Egli desume motivi e fregi dal mondo della classicità greco-romana, citati con compostezza quasi neoclassica, in soluzioni decorative che trattengono in superficie contaminazioni evidenti dell’arredo fiorentino ligneo del Cinquecento.

Particolare facciata

Particolare facciata

Particolare facciata
Coppedè però non mima più il palazzo neoclassico ma dichiara in pieno, con la sua mole ed il trattamento indifferenziato dei piani, la sua destinazione di casa ad appartamenti, sottolineando l’appartenenza ad un mercato privilegiato con la ricchezza dell’apparato decorativo che però, stranemente risulta negato in un androne molto asettico e disadorno.

Androne di ingresso

Androne di ingresso
Nel complesso, ricchezza e gigantismo sì, ma contenuti nei lisci e squadrati volumi geometrici sulla scorta del predicato secessionista che emerge anche dal carattere, insieme greco e teutonico, delle due cariatidi che affiancano il portale, nel cui architrave è scolpita la data 1912, corrispondente al termine della costruzione.

Particolare ingresso
Fonti
- “I Coppedè” – Rossana Bossaglia, Marco Cozzi – Ed. SAGEP
- “Via XX Settembre a Genova: La costruzione della città tra Otto e Novecento (Ricerche di architettura)” – Anna Maria Nicoletti – Ed. SAGEP
- Immagini senza riferimento fonti – Archivio ZEDPROGETTI – riproduzione riservata
Ing. Paolo Croce- ZED PROGETTI srl
The building is part of the process of total renewal of the urban fabric, in Genoa and with the transformation of the ancient Via Giulia and Via della Consolazione into the current Via XX Settembre between the last decade of the nineteenth century and the beginning of the twentieth century, managed by the engineer Cesare Gamba. A street that would soon become the axis around which the new city centre would move, abandoning the oldest nucleus and settling in an area that until then had been marginal but was now in a barycentric position with respect to the new expansions to the east and on the hills.
The area (28bis in the picture), is one of the last to be built on the street, requiring the expropriation outside the plan of some pre-existing houses and the displacement of the entrance of Via San Vincenzo onto Via XX Settembre.
In order to finance the expropriation, on 13 October 1908 the Municipality entered into an agreement with the bank “Fratelli Cerruti di Aless. (set up in 1906 and operating with investments in the building sector but also in the maritime-shipbuilding sector). With this agreement the municipality was obliged to expropriate the existing buildings within nine months with the help of the company for a sum of 535,000 lire.
The construction, entrusted to the company G. Zuccarino, was based on a project drawn up by the architect Gino Coppedè and the engineer Giuseppe Predasso.

