La fontana in ghisa di Piazza Grande a Villa Sant’Angelo (AQ)
The cast-iron fountain in Piazza Grande, Villa Sant’Angelo (AQ)
- 25 Apr 2026
Nel patrimonio dei piccoli centri storici italiani esistono manufatti apparentemente minuti che, a uno sguardo più attento, raccontano processi molto più ampi: la modernizzazione dei servizi pubblici, la diffusione della produzione industriale, il decoro urbano, la memoria collettiva di una comunità. È il caso della fontana in ghisa collocata in Piazza Grande a Villa Sant’Angelo, in provincia dell’Aquila: un elemento di arredo urbano che ancora oggi conserva un forte valore identitario per il paese. La fontana appartiene alla tipologia delle fontanelle pubbliche in ghisa a colonna, diffuse tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Si tratta di manufatti seriali, prodotti in fonderia, ma spesso caratterizzati da un disegno decorativo accurato.
Il corpo principale è verticale, con sommità ad arco, vaschetta semicircolare frontale e rubinetto in ottone. La superficie è articolata da cornici, motivi dentellati, modanature e un cartiglio centrale. In basso compare la data MCMVI, che consente di collocare con precisione il manufatto al 1906. Questa tipologia non nasce come elemento puramente ornamentale. La funzione primaria era pratica: fornire acqua alla popolazione in un’epoca in cui la distribuzione domestica non era ancora generalizzata. La letteratura specialistica sulle fontane in ghisa ricorda infatti che questi manufatti, spesso di dimensioni contenute, rispondevano all’esigenza di approvvigionamento idrico pubblico, qualificando al tempo stesso lo spazio urbano.
Un elemento particolarmente interessante della fontana di Villa Sant’Angelo è l’iscrizione leggibile attorno al rubinetto, che riporta il riferimento alla Fonderia di Terni. Questa indicazione è coerente con il quadro storico-produttivo dell’Italia centrale nei primi anni del Novecento. Le fontane in ghisa attribuite a produzione ternana sono documentate anche in altre località. Il Catalogo Generale dei Beni Culturali segnala, ad esempio, una serie di fontane del 1910 a Belmonte del Sannio, eseguite in una fonderia di Terni e classificate come “produzione ternana”. È quindi plausibile che la fontana di Piazza Grande rientri in quella rete di produzione e distribuzione di manufatti metallici che, tra Umbria, Abruzzo, Molise e Lazio, accompagnò la realizzazione di acquedotti, condutture, fontane e arredi pubblici.

Fontana della Fonderia di Terni presente a Navelli (AQ)
La ghisa ebbe un ruolo centrale nella trasformazione degli spazi urbani tra Ottocento e Novecento. Lampioni, ringhiere, fontane, chiusini, panchine, paracarri e pensiline contribuirono a definire un nuovo paesaggio pubblico, in cui tecnica e ornamento convivevano. La fontana in ghisa rappresenta bene questa fase storica. Da un lato è un prodotto industriale, ottenuto per fusione e replicabile in serie; dall’altro conserva un linguaggio decorativo che richiama forme architettoniche tradizionali: l’arco, la cornice, il cartiglio, il motivo dentellato, il mascherone del rubinetto. Nel caso abruzzese, il fenomeno assume un interesse particolare. Le fontane in ghisa presenti nei centri della regione costituiscono un patrimonio diffuso, spesso poco studiato, ma significativo per comprendere il rapporto tra infrastrutture, industria e spazio pubblico. Una pubblicazione dedicata alle fontane in ghisa d’Abruzzo le definisce espressione insieme artistica e industriale di un’epoca, realizzate da importanti fonderie italiane ed europee.
Una fontana con forma similare anche se nella versione “a nasone” e, purtroppo, in condizioni di totale abbandono e oggetto di deturpazione per attivi vandalici è riscontrabile a L’Aquila (AQ) in Piazza Vincenzo Rivera.



La fontana di Piazza Grande presenta una composizione sobria ma ricca di dettagli. Il corpo superiore ha profilo arrotondato, quasi a piccola edicola, con una cornice ad arco che inquadra il punto di erogazione. Intorno al rubinetto si sviluppa un motivo circolare con la citata iscrizione in rilievo. Il bordo esterno è decorato da elementi dentellati, probabilmente ottenuti direttamente nello stampo di fusione. Il rubinetto, in ottone, non è, probabilmente, originale. La vaschetta semicircolare raccoglie l’acqua e scarica verso la griglia posta a pavimento. Il basamento, più massiccio, svolge una funzione sia statica sia compositiva, raccordando la fontana alla pavimentazione della piazza. L’insieme mostra bene la doppia natura dell’oggetto: infrastruttura idrica e segno urbano decorativo.

La data MCMVI, posta nella parte bassa del fronte, non è un semplice dettaglio. Essa colloca la fontana in un momento storico preciso: i primi anni del Novecento, quando molti comuni italiani stavano consolidando reti idriche, servizi pubblici e nuovi elementi di decoro urbano. Nel 1906 una fontana pubblica non era solo un servizio. Era anche il segno tangibile di una comunità che si dotava di infrastrutture moderne. La presenza dell’acqua in piazza rappresentava un miglioramento concreto della qualità della vita quotidiana e, allo stesso tempo, un elemento di rappresentanza civica. Per questo la fontana va letta non isolatamente, ma come parte della storia materiale del paese: un oggetto posto al centro dello spazio collettivo, utilizzato quotidianamente dagli abitanti e divenuto nel tempo un riferimento visivo e affettivo.
Il sisma del 2009 ha modificato profondamente il rapporto tra le comunità aquilane e i propri luoghi. In questo contesto, anche il recupero di un piccolo manufatto urbano può assumere un valore superiore alla sua dimensione materiale. La fontana di Piazza Grande era stata rimossa dopo il terremoto a causa di problemi alla linea dell’acqua. Il suo ritorno, avvenuto nel 2021 dopo il restauro e il ripristino delle tubature, è stato presentato come un momento simbolico per Villa Sant’Angelo. Il restauro di un elemento come questo non riguarda soltanto la conservazione della ghisa o la funzionalità idraulica. Riguarda la ricostruzione di una continuità: la piazza torna ad avere uno dei suoi elementi riconoscibili, e la comunità ritrova un oggetto che appartiene alla propria memoria quotidiana.
Dal punto di vista tecnico, una fontana in ghisa esposta all’aperto richiede attenzione costante. La ghisa è resistente, ma può essere soggetta a fenomeni di corrosione, soprattutto in presenza di acqua, umidità, depositi superficiali e danneggiamenti della verniciatura protettiva. Gli aspetti principali da monitorare sono:
- stato della verniciatura protettiva, soprattutto nelle zone soggette a ristagno d’acqua;
- ossidazione della ghisa, con particolare attenzione alle parti basse e alla vaschetta;
- tenuta del rubinetto e delle connessioni idrauliche;
- corretto deflusso verso la griglia di raccolta;
- stabilità del basamento e rapporto con la pavimentazione circostante;
- leggibilità delle iscrizioni e dei rilievi decorativi.
La manutenzione di questi manufatti dovrebbe essere leggera ma regolare, evitando interventi invasivi o ridipinture non coerenti con il carattere storico dell’oggetto. La conservazione del colore, delle superfici e dei dettagli in rilievo è parte integrante del valore testimoniale della fontana. La fontana di Piazza Grande non è monumentale nel senso tradizionale del termine. Non ha la scala di una grande fontana scenografica, né la ricchezza plastica di un’opera scultorea. Tuttavia possiede un valore molto importante: è un bene storico diffuso, appartenente a quella categoria di manufatti che costruiscono l’identità dei luoghi attraverso la loro presenza quotidiana. In questo senso, le fontane in ghisa dei centri storici abruzzesi meritano attenzione. Esse raccontano un passaggio decisivo: quello dalla città e dal borgo preindustriale allo spazio pubblico moderno, servito da reti, impianti, arredi e infrastrutture. La fontana di Villa Sant’Angelo è quindi un piccolo documento materiale di storia urbana. La sua permanenza nella piazza, il suo restauro e il suo ritorno dopo il sisma ne rafforzano il valore: non solo oggetto d’uso, ma segno di continuità, memoria e rinascita.
Osservare una fontana come quella di Piazza Grande significa leggere, in un singolo manufatto, molte storie sovrapposte: la storia dell’acqua pubblica, quella della ghisa e della produzione industriale, quella del decoro urbano dei primi del Novecento, quella della comunità di Villa Sant’Angelo e della sua ricostruzione dopo il terremoto. È proprio in questi elementi minuti, spesso trascurati, che si conserva una parte essenziale del paesaggio storico italiano. La loro tutela non richiede soltanto interventi di restauro, ma anche conoscenza, documentazione e capacità di riconoscerne il valore. La fontana in ghisa di Piazza Grande è, in questo senso, un piccolo ma significativo presidio di memoria urbana: un oggetto nato per distribuire acqua, ma capace ancora oggi di raccontare una comunità.
Fonti
Immagini – Archivio ZEDPROGETTI – riproduzione riservata
L’Aquila Blog, Villa Sant’Angelo, domani inaugurazione della fontana restaurata in Piazza Grande, 14 luglio 2021.
Catalogo Generale dei Beni Culturali, scheda Fontana 1910, Belmonte del Sannio, produzione ternana.
Arredo & Città, studi sulle fontane in ghisa e sul patrimonio abruzzese delle fontane in ghisa.
Ing. Paolo Croce- ZED PROGETTI srl
Among the heritage of Italy’s small historic towns, there are seemingly insignificant structures which, on closer inspection, reveal much broader historical processes: the modernisation of public services, the spread of industrial production, urban decoration, and the collective memory of a community. This is the case of the cast-iron fountain located in Piazza Grande in Villa Sant’Angelo, in the province of L’Aquila: a piece of street furniture dating from MCMVI, that is, 1906, which still holds great symbolic value for the town today. The fountain, removed after the earthquake of 6 April 2009 due to problems with the water supply, was restored and reinstalled in the main square in 2021, following the repair of the pipes by Gran Sasso Acqua. Local reports have highlighted the symbolic significance of the project: the return of the fountain to Piazza Grande represented not only the restoration of a structure, but also the restoration of a recognisable symbol of the town’s public life.

