I vespai in laterizio con mattoni disposti “a castello di carte”: una tecnica antica per separare l’edificio dal terreno
Brick crawl spaces with bricks laid in a “house-of-cards” pattern: an ancient technique for separating the building from the ground
- 13 Giu 2026
Nel patrimonio edilizio storico italiano si incontrano spesso soluzioni costruttive apparentemente semplici, ma in realtà frutto di una profonda conoscenza empirica del comportamento degli edifici. Tra queste rientrano i vespai realizzati con mattoni disposti “a castello di carte”, una tecnica tradizionale utilizzata per creare una camera d’aria sotto i pavimenti, migliorando le condizioni igrometriche degli ambienti e separando il piano di calpestio dal terreno naturale.
L’espressione “castello di carte” richiama immediatamente l’immagine di elementi inclinati e accostati tra loro, capaci di sostenersi reciprocamente. In ambito edilizio, essa descrive una disposizione dei mattoni non semplicemente orizzontale, ma inclinata o contrapposta, in modo da formare una successione di piccoli vuoti, canali e appoggi puntuali. Il risultato è una struttura leggera, porosa e ventilabile, capace di sostenere il piano sovrastante e, al tempo stesso, di interrompere il contatto diretto tra pavimento e terreno.
La funzione del vespaio
Il vespaio nasce dall’esigenza di proteggere gli ambienti abitati dall’umidità proveniente dal suolo. Prima della diffusione delle moderne membrane impermeabili, delle barriere al vapore e dei casseri plastici tipo “igloo”, la separazione fisica dal terreno veniva ottenuta con materiali semplici: pietrame, ghiaia, laterizi, tavelloni, muretti bassi e aperture di ventilazione.
Nel caso dei vespai in mattoni, la funzione non era soltanto quella di “riempire” uno spazio sotto il pavimento, ma di creare una vera e propria intercapedine discontinua, in cui l’aria potesse circolare, l’umidità disperdersi e il pavimento rimanere più asciutto rispetto a una posa diretta sul terreno.
Questa soluzione aveva quindi tre obiettivi principali:
- ridurre l’umidità di risalita, limitando il contatto diretto tra terreno e pavimento;
- favorire la ventilazione sotto il piano di calpestio, attraverso vuoti e percorsi d’aria;
- realizzare un supporto leggero e diffuso, adatto a sostenere gli strati superiori del pavimento.
Come erano realizzati
Il vespaio con mattoni “a castello di carte” veniva generalmente eseguito disponendo i laterizi su un piano di appoggio regolarizzato, spesso costituito da terreno costipato, pietrame o sottofondo povero. I mattoni venivano collocati inclinati, accostati o contrapposti, in modo da creare una sorta di reticolo tridimensionale.
Sopra questa struttura potevano essere posati altri elementi di ripartizione, come tavelle, tavelloni, pianelle o uno strato di allettamento, destinato poi a ricevere la pavimentazione finale.
La particolarità di questa tecnica stava proprio nella sua economia costruttiva: con elementi relativamente piccoli e modulari, come i mattoni pieni, era possibile ottenere una struttura capace di combinare appoggio, vuoto e ventilazione. Il laterizio, inoltre, era facilmente reperibile, lavorabile e compatibile con le murature storiche.
Una tecnica povera, ma intelligente
Definire questi vespai come “poveri” non significa considerarli primitivi o inefficienti. Al contrario, molte tecniche storiche erano povere nei materiali ma ricche nella logica costruttiva. Il mattone disposto a castello di carte consentiva di ottenere un equilibrio tra resistenza, leggerezza e traspirabilità.
La struttura non lavorava come una soletta moderna, ma come un sistema diffuso di piccoli appoggi. I vuoti tra i mattoni riducevano la massa a contatto con il terreno e favorivano il passaggio dell’aria. In un’epoca in cui l’impermeabilizzazione continua non era disponibile, questa separazione fisica rappresentava una risposta concreta al problema dell’umidità.
È una logica costruttiva molto diversa da quella contemporanea: oggi si tende a sigillare, impermeabilizzare, isolare e controllare il comportamento degli strati mediante prodotti industriali. Nel vespaio tradizionale, invece, il principio era più semplice: lasciare che l’edificio respirasse, creando spazi vuoti e percorsi di ventilazione.
Differenza rispetto ai vespai moderni
Il confronto con i vespai moderni è interessante. I sistemi attuali con casseri plastici a perdere permettono di realizzare intercapedini regolari, ispezionabili in termini di progettazione, facilmente ventilabili e strutturalmente controllabili. Consentono inoltre una migliore gestione del gas radon, della barriera al vapore, dell’isolamento termico e dei dettagli impiantistici.
Il vespaio in mattoni a castello di carte, invece, appartiene a una fase costruttiva precedente, nella quale il controllo prestazionale era affidato all’esperienza del muratore e alla qualità dell’esecuzione. Non esistevano calcoli specifici sulla ventilazione, né verifiche termoigrometriche come quelle attuali. Tuttavia, quando ben realizzato e correttamente ventilato, poteva offrire buone prestazioni per gli standard dell’epoca.
La differenza principale sta quindi nel passaggio da una tecnica empirica a una tecnica industrializzata e prestazionale. Il principio resta simile: creare una separazione aerata tra terreno e pavimento. Cambiano però i materiali, la regolarità geometrica, la capacità portante certificabile e il livello di controllo igienico-sanitario.
Criticità da valutare negli edifici esistenti
Quando si interviene su edifici storici che presentano vespai in mattoni, è importante evitare demolizioni automatiche o valutazioni superficiali. Questi sistemi possono essere ancora funzionanti, ma devono essere analizzati con attenzione.
Le principali criticità riguardano:
- la possibile occlusione dei vuoti interni per accumulo di terra, polvere o detriti;
- l’assenza o l’insufficienza delle aperture di ventilazione;
- la presenza di umidità persistente dovuta a risalite capillari o infiltrazioni laterali;
- la ridotta capacità portante rispetto ai carichi attuali;
- la difficoltà di inserire nuovi impianti senza compromettere la struttura originaria;
- la possibile presenza di gas radon in aree geologicamente predisposte.
In particolare, un vespaio non ventilato perde gran parte della propria funzione. Se le aperture verso l’esterno sono state tamponate, o se il piano di campagna è stato modificato nel tempo, la camera d’aria può trasformarsi in uno spazio umido e stagnante, peggiorando le condizioni del pavimento soprastante.
Recuperare o sostituire?
La scelta tra recupero e sostituzione deve essere valutata caso per caso. In un edificio storico, il vespaio in mattoni può avere anche un valore testimoniale, perché racconta un modo di costruire legato ai materiali locali e alle tecniche tradizionali.
Se il sistema è integro, asciutto e ventilabile, può essere opportuno conservarlo, eventualmente migliorando le prese d’aria, pulendo i vuoti e integrando gli strati superiori con soluzioni compatibili. Se invece il vespaio è collassato, saturo di umidità, privo di ventilazione o incompatibile con i nuovi carichi, può essere necessario sostituirlo con un vespaio moderno, avendo cura di documentare la tecnica originaria prima della demolizione.
Negli interventi di recupero, la soluzione più corretta non è sempre quella più invasiva. Spesso è preferibile comprendere prima il funzionamento del sistema esistente, verificare le quote, i percorsi dell’aria, lo stato dei laterizi e il rapporto con le murature perimetrali.
Un dettaglio costruttivo da riscoprire
I vespai con mattoni disposti a castello di carte rappresentano una piccola ma significativa testimonianza dell’intelligenza costruttiva tradizionale. Sono sistemi nati per risolvere un problema concreto — l’umidità del terreno — con mezzi semplici, economici e disponibili in cantiere.
La loro presenza in un edificio esistente non deve essere letta soltanto come una curiosità tecnica, ma come un indizio importante per comprendere il rapporto tra costruzione, suolo e condizioni ambientali. In un’epoca in cui il recupero del patrimonio edilizio richiede sempre maggiore attenzione alla compatibilità degli interventi, anche questi elementi “minori” meritano osservazione, documentazione e rispetto. Il castello di carte, fragile solo in apparenza, diventa così una metafora efficace del costruire storico: un equilibrio fatto di esperienza, materiali semplici e soluzioni intelligenti, capace di durare nel tempo quando viene compreso e mantenuto correttamente.
Arch. Anselmo Santilli- ZED PROGETTI srl
In Italy’s historic building heritage, one often encounters construction methods that appear simple but are in fact the result of a deep, empirical understanding of how buildings behave. Among these are crawl spaces built with bricks arranged in a “house-of-cards” pattern, a traditional technique used to create an air gap beneath the floors, thereby improving indoor humidity conditions and separating the floor slab from the natural ground.

