La Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Casali di Ussita (MC): un prezioso esempio di architettura romanica nel cuore dei Sibillini

La Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Casali di Ussita (MC): un prezioso esempio di architettura romanica nel cuore dei Sibillini

The Church of Saints Vincent and Anastasius in Casali di Ussita (MC): a fine example of Romanesque architecture in the heart of the Sibillini Mountains

La Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Casali di Ussita (MC): un prezioso esempio di architettura romanica nel cuore dei Sibillini

Nel suggestivo scenario del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nella piccola frazione di Casali di Ussita, sorge la Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, uno degli edifici religiosi più antichi dell’intero territorio dell’Alta Valle del Nera. Nonostante le sue modeste dimensioni, essa rappresenta una significativa testimonianza dell’architettura romanica dell’Appennino centrale e costituisce oggi uno dei simboli della lunga e complessa ricostruzione successiva agli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia nel 2016. Le fotografie qui riportate, realizzate durante un recente sopralluogo, documentano lo stato attuale dell’edificio e le importanti opere provvisionali predisposte per garantirne la conservazione in attesa del completo restauro.

Le origini: una fondazione benedettina dell’XI secolo
La tradizione storica identifica questa chiesa come il più antico edificio religioso dell’attuale comune di Ussita. Le fonti documentarie indicano che nacque come cella monastica dipendente dalla celebre Abbazia di Sant’Eutizio di Preci, uno dei più importanti centri del monachesimo benedettino dell’Italia centrale. Secondo un’iscrizione conservata nell’edificio, la consacrazione della chiesa avvenne nel 1093, ad opera del vescovo Andrea di Spoleto.

La sua importanza è confermata da numerosi documenti medievali, tra cui:

  • la bolla del vescovo Enrico (1115);
  • la bolla di Papa Innocenzo IV (1255);
  • il Liber Censuum Ecclesiae Spoletinae.

Alcuni studiosi ritengono inoltre che la costruzione abbia sostituito l’antico Eremo di Sant’Angelo di Paganico, consolidando la presenza benedettina lungo gli antichi percorsi di collegamento tra Umbria e Marche.

L’architettura
Pur essendo stata modificata nel corso dei secoli, la chiesa conserva ancora oggi il suo carattere romanico originario. Gli elementi architettonici maggiormente significativi sono:

  • la semplice facciata in muratura di pietra;
  • il portale ad arco con ghiera lapidea;
  • la caratteristica bifora romanica con colonnina centrale;
  • il campanile a vela;
  • la navata unica;
  • l’abside semicircolare orientata.

La muratura è costituita prevalentemente da pietra calcarea locale disposta con tessitura irregolare, tipica delle costruzioni medievali dell’Appennino. L’assenza di decorazioni superflue conferisce all’edificio un particolare equilibrio compositivo, perfettamente inserito nel paesaggio montano circostante.

Le trasformazioni nel tempo
Nel corso dei secoli la chiesa ha subito numerosi interventi. Durante il XVII secolo furono realizzati due eleganti altari lignei barocchi, attribuiti a maestranze di Visso. Sull’altare maggiore venne collocata la tela raffigurante Cristo tra i Santi Vincenzo e Anastasio, attribuita al pittore Angelo Righi e datata 1638. Nel Novecento l’edificio fu oggetto di diverse campagne di restauro. Nel 1929 vennero eseguiti consolidamenti strutturali e fu inserito un arco ogivale davanti al presbiterio, mentre negli anni Sessanta si cercò di recuperare il più possibile l’aspetto medievale originario, eliminando alcune superfetazioni e riportando in vista le murature in pietra.

Il terremoto del 2016
La sequenza sismica che ha colpito il Centro Italia nel 2016 ha provocato gravi danni anche alla Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio. Le immagini del sopralluogo consentono di osservare chiaramente:

  • diffuse lesioni verticali;
  • fessurazioni lungo gli spigoli murari;
  • dissesti nella zona absidale;
    perdita di ammorsamento tra i paramenti murari;
  • danneggiamenti localizzati nella parte sommitale delle pareti.

Si tratta di fenomeni tipici delle costruzioni storiche in muratura prive di efficaci collegamenti trasversali e particolarmente vulnerabili alle azioni sismiche.

Le opere provvisionali osservate durante il sopralluogo
Uno degli aspetti più interessanti documentati dalle fotografie riguarda il sistema di messa in sicurezza predisposto per preservare il monumento. L’intero edificio è stato infatti circondato da un articolato sistema costituito da:

  • ponteggio a tubi e giunti;
  • puntoni lignei verticali;
  • tavoloni di ripartizione continui;
  • controventature metalliche;
  • piastre di contrasto;
  • copertura provvisionale superiore.

Dal punto di vista tecnico tali opere hanno la funzione di impedire l’attivazione dei meccanismi di ribaltamento fuori piano, uno dei principali cinematismi che interessano gli edifici storici in muratura dopo un terremoto. Particolarmente interessante risulta l’utilizzo dei tavoloni lignei verticali interposti tra la muratura e gli elementi metallici del ponteggio. Questa soluzione permette infatti di distribuire uniformemente le pressioni sulla superficie muraria evitando concentrazioni di carico che potrebbero provocare ulteriori schiacciamenti o distacchi del paramento lapideo.

Alcune considerazioni strutturali
Dal punto di vista dell’ingegneria strutturale, la chiesa costituisce un interessante caso di studio. La muratura presenta infatti caratteristiche tipiche degli edifici medievali dell’Appennino:

  • tessitura irregolare;
  • elementi lapidei di dimensioni variabili;
  • malta storica con ridotta resistenza meccanica;
  • assenza di efficaci connessioni trasversali;
  • elevata snellezza delle pareti longitudinali.

Durante un evento sismico tali edifici tendono a sviluppare cinematismi locali prima ancora del collasso globale. Per questo motivo la fase di messa in sicurezza provvisionale assume un’importanza fondamentale: impedire la perdita di materiale originale significa preservare il valore storico dell’edificio e consentire successivamente un restauro maggiormente conservativo.

Un patrimonio da conservare
La Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio rappresenta molto più di un semplice edificio religioso. Essa racconta quasi mille anni di storia dell’Appennino centrale, testimonia la presenza benedettina nel territorio e costituisce un elemento identitario per la comunità di Casali di Ussita. Le opere di consolidamento provvisionale oggi visibili rappresentano il primo passo di un percorso molto più ampio che porterà al recupero definitivo dell’edificio, restituendolo alla collettività nel pieno rispetto della sua autenticità storica e costruttiva. La conservazione del patrimonio monumentale non consiste infatti soltanto nel riparare ciò che è stato danneggiato, ma nel trasmettere alle generazioni future la memoria materiale dei luoghi, delle tecniche costruttive e della storia che essi custodiscono.

Fonti

Geom. Massimiliano Panepucci – ZED PROGETTI srl

Set against the picturesque backdrop of the Monti Sibillini National Park, in the small hamlet of Casali di Ussita, stands the Church of Saints Vincenzo and Anastasio, one of the oldest religious buildings in the entire Upper Nera Valley. Despite its modest size, it stands as a significant example of Romanesque architecture in the central Apennines and is now one of the symbols of the long and complex reconstruction effort following the earthquakes that struck Central Italy in 2016.