Il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma

Il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma

The Palace of Italian Civilization in Rome

Il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma

A Roma esistono edifici che si osservano e altri che, prima ancora di essere compresi, si impongono nello spazio. Il Palazzo della Civiltà Italiana, più comunemente conosciuto come “Colosseo Quadrato”, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Sorge su uno dei punti più elevati dell’EUR e domina il paesaggio circostante con un volume elementare, compatto e perfettamente riconoscibile: un grande parallelepipedo rivestito di travertino, scavato sulle quattro facciate dalla ripetizione regolare degli archi.

L’edificio fu progettato dagli architetti Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano per l’Esposizione Universale di Roma prevista nel 1942. La costruzione iniziò nel 1938; il palazzo fu inaugurato, ancora incompleto, nel novembre 1940, mentre la guerra impedì lo svolgimento dell’esposizione e interruppe il completamento dell’intero quartiere. Oggi è uno dei principali simboli architettonici della Roma moderna e ospita la sede di Fendi.

Un volume semplice reso monumentale dalla ripetizione
Il palazzo presenta una pianta sostanzialmente quadrata e un corpo di fabbrica di circa 51 metri di lato e 68 metri di altezza. Gli otto livelli complessivi comprendono i sei piani corrispondenti agli ordini di archi, un piano ricavato nel basamento e un ulteriore livello interno alla fascia sommitale.
Ogni facciata è composta da nove archi in senso orizzontale e sei in altezza, per un totale di 54 arcate per prospetto e 216 sull’intero edificio.


Il volume stereometrico e la successione regolare delle arcate

La forza dell’edificio non dipende dalla complessità della forma, ma dall’applicazione rigorosa di poche regole:

  • perfetta simmetria dei quattro prospetti;
  • ripetizione modulare dell’arco;
  • sostanziale assenza di decorazione applicata;
  • continuità cromatica del rivestimento;
  • rapporto molto netto tra pieni e vuoti;
  • isolamento del volume rispetto agli edifici circostanti.

L’arco, elemento fondamentale dell’architettura romana, viene estratto dal suo contesto storico e trasformato in un modulo astratto. Non si ha più la sovrapposizione degli ordini architettonici del Colosseo, ma una griglia uniforme nella quale tutte le aperture sembrano equivalenti. È proprio questa ripetizione a rendere il palazzo contemporaneamente classico e moderno.

Il “Colosseo Quadrato”
Il soprannome deriva dall’evidente richiamo all’Anfiteatro Flavio, ma il rapporto con l’architettura romana non consiste in una semplice imitazione. Il Colosseo antico è un organismo curvilineo, articolato e strutturalmente leggibile attraverso la sovrapposizione degli ordini. Il Palazzo della Civiltà Italiana riduce invece tutto a un blocco stereometrico: è come se la successione degli archi del monumento antico fosse stata riportata sopra le facce di un cubo.

La geometria astratta del Palazzo della Civiltà Italiana e la monumentalità del basamento.
Il risultato è un’architettura quasi metafisica. Da lontano il palazzo appare come un oggetto perfettamente concluso, privo di una facciata principale e apparentemente indipendente dalla scala umana.

“UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI · DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI · DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI”

L’iscrizione sulla fascia superiore, tratta da un discorso pronunciato da Benito Mussolini nel 1935, rende esplicita la funzione celebrativa e propagandistica per la quale l’edificio fu concepito.
L’architettura del palazzo non può essere separata dal contesto politico che l’ha prodotta. Allo stesso tempo, la qualità della composizione, l’efficacia del rapporto tra massa e vuoto e la precisione del disegno ne hanno determinato una sopravvivenza culturale che va oltre la funzione originaria.

Pietra all’esterno, cemento armato all’interno
Uno degli aspetti costruttivamente più interessanti è il contrasto tra ciò che l’edificio sembra e ciò che effettivamente è.
Il Palazzo della Civiltà Italiana comunica l’immagine di una costruzione interamente lapidea, massiccia e quasi scavata in un unico blocco di pietra. In realtà la sua struttura portante è realizzata prevalentemente in cemento armato, mentre il travertino costituisce il rivestimento esterno.
Il progetto iniziale era stato concepito con una struttura muraria, coerente con l’immagine di solidità ricercata. Per esigenze economiche, tecniche e soprattutto di rapidità esecutiva si adottò invece una struttura moderna in cemento armato, successivamente ricoperta con lastre di travertino.


La profondità degli imbotti rivestiti in travertino

Questa distinzione è importante: gli archi visibili sulle facciate non devono essere interpretati automaticamente come grandi archi murari tradizionali chiamati a sostenere, attraverso il comportamento a compressione, l’intero peso dell’edificio.
L’organismo resistente è costituito da una successione di telai e pilastri in cemento armato, con solai che collegano i diversi elementi verticali. Il rivestimento lapideo costruisce invece l’immagine architettonica esterna, nascondendo la struttura moderna e conferendo all’edificio l’apparenza di una massa continua.
È una soluzione caratteristica di molta architettura monumentale dell’EUR: tecnica costruttiva moderna e rappresentazione esterna della tradizione romana.

Perché proprio il travertino?
Il travertino non è un marmo in senso geologico, ma una roccia calcarea sedimentaria, caratterizzata da cavità, porosità e stratificazioni visibili. È una pietra profondamente legata alla storia edilizia di Roma, impiegata dall’antichità fino alle grandi sistemazioni urbane del Novecento.
La scelta rispondeva a più obiettivi:

  • richiamare immediatamente l’architettura monumentale romana;
  • unificare visivamente le diverse superfici;
  • rendere il palazzo luminoso e riconoscibile a distanza;
  • attribuire alla costruzione moderna un’apparenza di durata;
  • valorizzare un materiale di provenienza nazionale.


Porosità naturali, stratificazioni e giunti del rivestimento in travertino

Avvicinandosi all’edificio si perde l’impressione della superficie astratta e perfettamente uniforme. Il travertino rivela venature, piccoli vuoti, variazioni cromatiche, giunti e differenti tessiture.
È proprio questa irregolarità naturale a impedire che la grande facciata modulare diventi piatta e impersonale. La luce penetra nelle cavità della pietra, si dispone lungo le stratificazioni e cambia il carattere delle superfici durante la giornata.
Il travertino svolge quindi una funzione non soltanto protettiva e rappresentativa, ma anche percettiva: rende vibrante una composizione fondata sulla ripetizione rigorosa.

Gli archi non sono semplici aperture
Osservando le facciate dal basso si comprende come ogni arcata abbia una profondità rilevante. L’apertura esterna conduce a una loggia arretrata, al cui interno trovano posto le finestre vere e proprie.


La massa della facciata appare realmente scavata dalla serie delle arcate

Questa soluzione produce almeno tre effetti.

  1. plastico: il prospetto non viene letto come una superficie perforata, ma come una massa realmente scavata.
  2. controllo della luce. Gli imbotti profondi generano ombre nette che accentuano il disegno della griglia e proteggono parzialmente le aperture arretrate dall’irraggiamento diretto.
  3. spaziale: tra la facciata e gli ambienti interni si crea uno spessore abitabile costituito da porticati e logge sovrapposti.
    La profondità è dunque essenziale. Senza di essa il prospetto sarebbe una semplice composizione grafica; grazie a essa diventa invece un organismo tridimensionale.

I porticati e le volte a crociera
Al livello inferiore la ripetizione degli archi genera lunghi porticati perimetrali. Qui il visitatore non osserva più il palazzo come un oggetto isolato, ma entra fisicamente nella sua trama geometrica.


La prospettiva del porticato e la successione delle campate voltate

Le campate sono coperte da superfici voltate che richiamano la volta a crociera. Le curve si intersecano e scendono verso i sostegni verticali senza l’interposizione di apparati decorativi complessi.


Particolare dell’intersezione delle superfici voltate

La successione delle campate determina una prospettiva estremamente profonda. La luce proveniente dalle arcate laterali alterna zone chiare e zone in ombra, mentre la ripetizione delle volte accompagna lo sguardo verso l’estremità del porticato.
Ancora una volta si presenta un’ambiguità intenzionale: le forme richiamano la costruzione muraria tradizionale, ma sono inserite in un organismo strutturale moderno. L’immagine della volta e dell’arco sopravvive anche quando il funzionamento statico complessivo è affidato soprattutto al telaio in cemento armato.

Scalinata, podio e costruzione del paesaggio
Il Palazzo della Civiltà Italiana non può essere valutato separatamente dal proprio basamento.
La grande scalinata compensa le differenze di quota del terreno e trasforma l’avvicinamento all’edificio in un percorso monumentale. Il volume principale viene sollevato e allontanato dalla strada, acquistando una dimensione quasi sacrale.


La grande scalinata in travertino e la canaletta lineare disposta al piede

La scalinata non è solamente un sistema di collegamento verticale. È una vera architettura del suolo, costruita attraverso:

  • lunghi gradoni in travertino;
  • ripiani e terrazze;
  • fasce pavimentate;
  • griglie e sistemi di raccolta delle acque;
  • gruppi scultorei collocati sui margini;
  • un rapporto studiato con la vegetazione circostante.

Le immagini ravvicinate mostrano anche il ruolo fondamentale delle canalette e dei dispositivi di drenaggio. Su una superficie tanto estesa e inclinata, la raccolta e l’allontanamento delle acque meteoriche costituiscono un problema tecnico rilevante.


Canaletta lineare inserita nella pavimentazione lapidea

La monumentalità dell’opera dipende quindi anche da elementi generalmente poco visibili: pendenze, impermeabilizzazioni, giunti, sistemi di smaltimento dell’acqua e manutenzione delle superfici lapidee.

Le statue e il programma celebrativo
Ai lati delle due scalinate contrapposte sono collocati quattro gruppi scultorei raffiguranti i Dioscuri, realizzati da Publio Morbiducci e Alberto Felci.

Sotto le arcate del piano terreno si trovano invece 28 statue in marmo, dedicate alle arti, alle scienze, ai mestieri e alle attività umane: dall’architettura all’agricoltura, dalla filosofia alla navigazione, dall’artigianato alla musica.


Una delle statue in marmo collocate sotto le arcate del piano terreno

Le sculture introducono la figura umana all’interno di una composizione che, per scala e ripetitività, rischierebbe altrimenti di apparire completamente astratta.
Esiste però un rapporto volutamente sbilanciato: le statue sono di dimensioni notevoli, ma davanti alla massa dell’edificio sembrano comunque piccole. L’architettura rimane il soggetto dominante.

Un edificio moderno dall’immagine antica
Il Palazzo della Civiltà Italiana contiene una contraddizione particolarmente interessante per chi si occupa di architettura e costruzioni.
La struttura è moderna, seriale e realizzata con tecniche proprie del Novecento; l’immagine esterna vuole invece apparire antica, massiccia e sostanzialmente eterna.
Questa contraddizione viene risolta mediante tre strumenti:

  1. il travertino, che unifica e nobilita le superfici;
  2. l’arco, che richiama immediatamente Roma;
  3. la ripetizione, che trasforma l’elemento storico in un modulo moderno

Il palazzo non nasconde soltanto il cemento armato dietro la pietra. Nasconde anche la propria complessità funzionale dietro un involucro apparentemente semplice e immutabile.

Conservare il travertino significa conservarne anche le imperfezioni
Le fotografie ravvicinate mostrano che il rivestimento non è una superficie omogenea. Sono riconoscibili porosità, giunti, tassellature, variazioni di colore, depositi superficiali e segni prodotti dall’esposizione atmosferica.
Queste caratteristiche richiedono interventi manutentivi particolarmente attenti. Una pulitura troppo aggressiva, una stuccatura generalizzata o la sostituzione non controllata delle lastre potrebbero cancellare la tessitura naturale della pietra e alterare l’uniformità del prospetto.
La conservazione deve tenere conto contemporaneamente di:

  • stato delle lastre;
  • sistemi di ancoraggio;
  • giunti tra gli elementi;
  • infiltrazioni e ruscellamenti;
  • depositi biologici e atmosferici;
  • compatibilità delle malte di riparazione;
  • differenze tra travertino originario e materiali di sostituzione.

In un edificio simile il rivestimento non costituisce una finitura secondaria: è parte sostanziale dell’identità architettonica.

Conclusioni
Il Palazzo della Civiltà Italiana deve essere letto nel contesto storico e politico in cui fu concepito, senza rimuoverne il carattere celebrativo. Ma proprio una lettura critica consente di riconoscere anche il valore architettonico e costruttivo dell’opera.
Il cosiddetto Colosseo Quadrato dimostra come pochi elementi – un volume, un arco, una pietra e una regola modulare – possano produrre un’immagine urbana di straordinaria potenza.
Da lontano appare come un blocco perfetto. Avvicinandosi, però, emergono la profondità delle logge, le volte dei porticati, la struttura moderna nascosta, le venature del travertino, i giunti, le canalette, i segni del tempo e tutti quei dettagli attraverso i quali l’architettura monumentale torna a essere una costruzione reale.
Un edificio nato per apparire immutabile, ma la cui bellezza dipende dalla materia, dalla luce e dal tempo che lentamente ne modificano le superfici.

Fonti

Arch. Anselmo Santilli – ZEDPROGETTI srl

In Rome, there are buildings that invite observation and others that, even before one can fully grasp them, command attention in the space around them. The Palazzo della Civiltà Italiana, more commonly known as the “Square Colosseum,” undoubtedly belongs to the latter category..